Statisticamente risulta che la maggior incidenza di errori nella professione medica si compie in sala operatoria.

Risulta che le specializzazioni più incriminate sono:

  • Chirurgia estetica: risultati esteticamente peggiorativi.
  • Ortopedia: chirurgia protesica, chirurgia di pronto soccorso (fratture etc.), chirurgia della colonna vertebrale (ennie discali etc.), chirurgia di elezione  (alluce valgo)
  • Ginecologia e Ostetricia: complicazioni da parto, danni perinatali.
  • Oncologia: diagnosi errate o tardive.
  • Chirurgia Generale o Addominale: carenza di indicazione all’intervento, errori di esecuzione (lacerazione di viscere, infezioni post intervento etc).
  • Urologia: vie uro-genitali / prostata.
  • Cardiologia: diagnosi tardive (infarti che si sarebbero potuti evitare per l’esistenza di patologie cardio vascolari non adeguatamente trattate o individuate in ritardo, mal posizionamento di pace maker).
  • Medicina Interna: diagnosi errate o tardive.
  • Neurologia / neuro chirurgia: inadeguato trattamento di ernie discali.
  • Oculistica: chirurgia refrattiva con esito peggiorativo.
  • Odontoiatria: protesica e conservativa.
  • Otorinolaringoiatria: funzionale, deficit respiratori non risolti per interventi errati.
  • Diagnostica strumentale: mancata refertazione di evidenze strumentali.

Dal punto di vista dei numeri alcuni dati parlano di più di diecimila casi di accesso alle vie legali per malpractice con un equivalente economico di circa 2,5 miliardi di euro l’anno come monetizzazione delle richieste di valutazione dei danni derivati da errori medici.

Errori di chirurgia estetica

Danni estetici come conseguenza di errate procedure chirurgiche nell’ambito della chirurgia estetica

DANNI ESTETICI
MALASANITÀ RISARCIMENTO

L’opinione comune, frutto di tante esperienze vissute o riferite è che si registri eccessiva superficialità nelle visite specialistiche pre operatorie, nel rilievo dei consensi informati nei quali dovrebbe essere, soprattutto nella chirurgia estetica ben espresso il rapporto “costi benefici” le probabilità di raggiungere il risultato desiderato, i limiti di ciascuna procedura e vantaggi / svantaggi delle procedure alternative.

RISARCIMENTO Danni estetici

La malasanità purtroppo è una realtà “invincibile” come un cancro incurabile perché ormai metastatizzato.
Si tratta di una carenza delle prestazioni sanitarie a livello individuale o di struttura a causa della quale derivi un danno ingiusto.
Danni estetici esiste per salvaguardare i diritti di chi si è rivolto alla chiruriga estetica e ne è rimasto “scottato”.

Responsabilità del medico

La responsabilità del medico nasce dal suo primo contatto col paziente. È in questa occasione che che il medico diviene responsabile di quanto fa ma anche di quanto dice e anche di quanto eventualmente omette di dire.
La responsabilità del medico si radica sia in ambito civile (danni patrimoniali) sia in ambito penale.

Il medico è tenuto ad informare il paziente nel modo suggerito dal suo grado di cultura (del paziente) su tutto quanto concerne l’intervento o la terapia a cui si propone di sottoporlo con particolare riferimento ai costi/benefici, ai rischi non solo descritti in letteratura ma relativi alla sua personale esperienza e alle soluzioni terapeutiche alternative.
Il tutto integra il documento noto come consenso informato che la legge dispone venga sottoscritto (firmato) obbligatoriamente in specifici casi: soggetto minore (in tal caso il consenso per essere valido deve essere firmato da entrambi i genitori), sperimentazione, privacy, interruzione volontaria di gravidanza, emotrasfusioni o terapia con emo-derivati.

L’omissione dell’obbligo d’informazione (informazione valida anche se fornita solo oralmente, salvo l’onere della prova che in tal caso è a carico del medico) può rendere legittima la pretesa risarcitoria del paziente, indipendentemente dalla correttezza dell’indicazione di massima della terapia (medica o chirurgica) qualora ne conseguano danni prevedibili.

Danni estetici e risarcimento

La domanda che spesso ci si pone nei vari casi di Danni estetici come conseguenza di mala chirurgia estetica è:
come fare per ottenere il risarcimento dei danni subiti per colpa del chirurgo?
L’iter prevede come primo step una perizia specialistica eventualmente integrata da un parere medico legale ove si dichiari la responsabilità del chirurgo e quindi il rapporto di causalità esistente tra il danno e la malpractice.

La perizia necessaria per intraprendere l’iter del risarcimento del danno deve dichiarare che il danno è conseguenza dell’operato medico chirurgico e che questo sia censurabile sotto uno o più profili, della diligenza, della prudenza, della perizia esecutiva o del rispetto di norme e regolamenti.

La censura del comportamento medico chirurgico che ha cagionato il danno estetico comporta a seconda del tipo di danno (più o meno grave) responsabilità civili e penali.

IL CONSENSO INFORMATO

Il consenso informato che spesso è il punto di forza dell’azione legale quando non risponde a tutti i requisiti previsti è il consenso (la manifestazione di volontà) che il paziente concede di sottoporsi a un determinato trattamento sanitario, nel nostro caso alla medicina o alla chirurgia estetica.
Tale consenso che per definizione deve essere informato ed espresso liberamente costituisce il presupposto della legittimità di qualsiasi atto medico/chirurgico (con eccezione dei trattamenti sanitari obbligatori e dei trattamenti d’urgenza in difetto dello stato di coscienza valido del paziente).

E’ chiaro che il presupposto della validità del consenso è che il paziente abbia compreso bene a che cosa dare il suo consenso…
Abbia compreso cioè tutto quanto riguardi l’intervento o il trattamento per il quale si richiede il suo consenso, in termini di risultati ottenibili, di rischi ecc.
(questo significa informato)

Il consenso quindi, affinché sia valido, presuppone che il medico/chirurgo di riferimento debba assicurarsi attraverso una adeguata informazione che il paziente che si sottoporrà a una determinata procedura / chirurgia abbia ben compreso rischi e benefici della procedura alla quale intende sottoporsi.

L’obbligo del medico di informare il paziente discende dalla legge.
La Costituzione italiana vieta – ai sensi dell’art. 32 II comma Cost. – la possibilità di effettuare trattamenti sanitari senza l’espressa volontà del paziente e nega l’esistenza di un dovere giuridico di curarsi o di un dovere alla salute (fatti salvi i trattamenti sanitari obbligatori o lo stato di infermità mentale).
Merita la citazione, a proposito dell’importanza costituzionale del consenso informato, di una sentenza del Tribunale di Genova (10 gennaio):
“…visto che senza informazione adeguata e rispettosa del paziente e, dunque, anche dei suoi limiti culturali e delle sue umanissime paure di fronte all’atto medico, questi non è più persona, ma oggetto di esperimento o di un’attività professionale che trascura il fattore umano su cui interviene, dequalificando il paziente da persona a cosa…..”.

La citata sentenza si riferisce a un caso di chirurgia della mano che aveva avuto come conseguenza una invalidità permanente del 15%. Dopo essere stata esclusa la colpa professionale, la scorretta scelta terapeutica ed anche la correttezza dell’ esecuzione dell’intervento, viene posta l’enfasi sulla mancata informazione (consenso informato) come elemento delegittimante l’intervento stesso, in ordine alle possibili conseguenze dell’operazione e alle conseguenti, eventuali (ma gravi) ripercussioni sull’attività lavorativa della paziente (di cui il paziente non era stato adeguatamente informato).

I contenuti del consenso informato

Il consenso informato deve essere sottoscritto dopo una adeguata informazione, comprensibile dal paziente e quindi espressa tenendo conto del suo grado di istruzione.
Vale la pena di ricordare che al proposito il primo comma dell’art. 33 (informazione al cittadino) del nuovo codice deontologico dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri del 16 dicembre 2006 (Capo IV, Informazione e consenso) contiene importanti indicazioni: “Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate.

Il medico dovrà comunicare con il soggetto tenendo conto delle sue capacità di comprensione, al fine di promuoverne la massima partecipazione alle scelte decisionali e l’adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche. Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere soddisfatta”.

In buona sostanza viene enfatizzata l’importanza dell’obbligo di informazione da parte del medico al suo paziente, obbligo, trent’anni fa tenuto in poco conto. La giurisprudenza in merito ha condiviso tale assunto con la sentenza: Cass. 14 marzo 2006 n. 5444 che ha statuito:
“la responsabilità del sanitario per violazione dell’obbligo del consenso informato discende dalla tenuta della condotta omissiva di adempimento dell’obbligo di informazione circa le prevedibili conseguenze del trattamento cui il paziente venga sottoposto e dalla successiva verificazione, in conseguenza dell’esecuzione del trattamento stesso, e, quindi, in forza di un nesso di causalità con essa, di un aggravamento delle condizioni di salute del paziente, mentre, ai fini della configurazione di siffatta responsabilità è del tutto indifferente se il trattamento sia stato eseguito correttamente o meno, svolgendo rilievo la correttezza dell’esecuzione agli effetti della configurazione di una responsabilità sotto un profilo diverso (…). La correttezza o meno del trattamento, infatti, non assume alcun rilievo ai fini della sussistenza dell’illecito per violazione del consenso informato, in quanto è del tutto indifferente ai fini della configurazione della condotta omissiva dannosa e dell’ingiustizia del fatto, la quale sussiste per la semplice ragione che il paziente, a causa del deficit di informazione, non è stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni (…)”.

A tal proposito risulta chiaro come l’informazione prescritta dalla legge non debba avere le caratteristiche di una lezione magistrale ” recitata” dal medico al suo paziente che generalmente non è in grado di recepirne interamente il significato, bensì deve essere espressa con linguaggio semplice e comprensibile da chiunque.

Nel caso di violazione del consenso informato la responsabilità civile del medico è su tre fronti:

  • il danno morale che si configura in costanza di reato (omicidio colposo, lesioni gravi ecc.);
  • il danno non patrimoniale quale emerge da violazione di diritti costituzionalmente tutelati quali la libertà di scelta (autodeterminazione) e di libera espressione del proprio pensiero;
  • il danno biologico quale diminuzione colposa dello stato di salute (bene costituzionalmente protetto) e conseguenza di qualsiasi lesione dell’integrità psicofisica definita dall’OMS come espressione dello stato di salute.

 

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